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ABBREVIAZIONI E SIGLE
Le abbreviazioni vanno usate il
meno possibile e, in ogni caso, sono da abolire per titoli accademici od
onorifici, a meno che non risultino significative nel contesto.
Esempi: avvocato (non: avv.); l'articolo 3 della legge (non: l'art.
3).
Nota bene: si fa eccezione nel caso di citazioni testuali oppure
riproduzioni integrali di testo di legge o simili.
- Sono ammesse, fra le altre, le
abbreviazioni: tv, ndr, ndt.
- Le sigle si scrivono come i
nomi propri, con l'iniziale maiuscola e il resto delle lettere minuscole e
non separate dal punto.
Esempi: Nato, Onu
Nota bene: fatta eccezione per le pochissime sigle conosciute da
tutti, è bene spiegarne il significato la prima volta che ricorrono nel
testo.
- Se la sigla sostituisce il
relativo aggettivo, va scritta in minuscolo.
Esempi: il parlamentare ppi, il congresso pds.
A CAPO
Non fidatevi troppo della sillabazione
fatta dal computer. Le regole principali sono queste:
1. non andare mai a capo con una
vocale: quindi fia-to, reu-ma, rea-le, mania-co. Sono accettabili anche
re-ame e mani-aco, ma è meglio applicare la regola a tutte le parole
2. dividere sempre due consonanti uguali: affret-to, ter-ra, tet-to
(si divide anche il rarissimo gruppo cq: ac-qua)
3. non dividere mai un gruppo di consonanti formato da b, c, f, g, p,
t, v + l o r: ru-blo, mi-crobo, af-fronto, si-gla, ca-pra, a-trio, a-vrei;
4. non dividere mai un gruppo formato da s + consonante: quindi
a-spro, de-stra, ca-sto e mai as-pro, des-tra, cas-to
5. dividere tutti i gruppi di consonanti non compresi nei punti 3 e 4:
cal-ma, pom-pa, por-to, strin-go ecc.
6. nei gruppi di tre o più consonanti la divisione va fatta fra la
prima e la seconda: inter-stizio, scon-tro, pol-trona
7. queste regolette vanno applicate anche alle parole composte con un
prefisso come trans, iper, sub, super: quindi tran-salpino e non
trans-alpino, iperat-tivo e non iper-attivo, superat-tico e non
super-attico
ACCENTI
Le vocali a, i, o, u vogliono sempre
l'accento grave (à), (ì), (ò), (ù) a fine parola.
- La vocale «e» vuole l'accento
grave (è) nei seguenti casi:
come voce del verbo essere
nei nomi di origine straniera (tè, caffè, canapè, narghilè ecc.)
nei nomi propri: Noè, Mosè, Giosuè ecc.
nelle parole: cioè, ahimè, ohimè, piè
- La vocale «e» vuole l'accento
acuto (é) nei seguenti casi:
nelle voci verbali tronche del passato remoto: poté ecc.
nei composti di che: perché, poiché, affinché, benché ecc.
nei composti di tre: ventitré ecc.
nei composti di re: viceré ecc.
nei monosillabi: sé (pronome), né, ché ecc.
nella parola mercé
- I monosillabi non vogliono
accento, tranne i seguenti:
ché (congiunzione causale o finale)
dà (indicativo presente del verbo dare)
dì (nel significato di giorno o come imperativo del verbo dire)
è
là
lì
né
sé (pronome)
sì
- Evitare l'uso dell'accento
circonflesso nei plurali: vari, propri, omicidi ecc.
- Gli accenti tonici che cadono
nel corpo della parola non vanno, di norma, segnati, a meno che non
servano a una migliore comprensione del testo.
Esempi: condòmini (le persone), condomìni (gli edifici)
subito / subìto
principi / princìpi
ancora / àncora
- Nelle parole straniere si rispettano
gli accenti originari (nella lingua spagnola l'accento è sempre acuto:
adiolé, autodafé ecc.)
- I monosillabi prendono l'accento
quando entrano a far parte di una parola composta: gialloblù, autogrù,
Oltrepò ecc.
- «Po'» (per poco) si scrive con
l'apostrofo e non con l'accento perché si tratta di una parola tronca. La
stessa regola vale per modo (mo'), casa (ca'), dei (de'), nonché per gli
imperativi sta', fa', va', di', e da'. Fa eccezione «piè» (piede).
- «Qual è» e «tal è» vanno sempre
senza apostrofo.
- Se stesso (e non sé stesso). Ma «sé
stessi» (perché si può confondere con «se io stessi» o «se tu stessi»)
e «sé stesse» (perché si può confondere con «se egli stesse»).
ARTICOLI
- La lingua cambia e l'articolo
'gli' viene sempre più usato non solo con il significato di 'a lui', ma
anche con quello di 'a loro', 'a essi' o 'a esse'. Tuttavia è gradita la
forma più corretta, quindi: 'Io dissi loro' e non 'Io gli dissi'.
Non si può invece dire o scrivere: 'io gli dissi' per 'io dissi a
lei', bensì 'io le dissi'.
- Davanti a parole che cominciano
per vocale, gn, ps, j, s impura (seguita da consonante), y, x, z, si usa
l'articolo 'lo' al singolare e 'gli' al plurale.
Esempi: l'orologio - gli orologi
lo juventino - gli juventini
lo psicologo - gli psicologi
lo stivale - gli stivali
lo sponsor - gli sponsor
lo xenofobo - gli xenofobi
lo zucchero - gli zuccheri
Così, per analogia, sono preferibili le forme 'lo pneumatico - gli
pneumatici' rispetto a 'il pneumatico - i pneumatici' (il cui uso si va,
peraltro, sempre più diffondendo).
- Per certi nomi di città
l'articolo si declina legandosi alla preposizione.
Esempi: L'Aquila, La Paz, La Spezia, Il Cairo
Per cui: all'Aquila, alla Paz, della Spezia, dal Cairo
- Si usa «il» davanti ai nomi
che cominciano per «w», anche se inglesi.
Esempi: il West; il whisky
Nota bene: si scrive l'Fmi, lo
Sdi, l'Sos
AUSILIARI
I verbi transitivi vogliono l'ausiliare
avere all'attivo; quelli passivi, riflessivi e, di regola, intransitivi
vogliono l'ausiliare essere.
Preferiscono essere i verbi impersonali
che indicano fenomeni atmosferici (è piovuto, era nevicato).
> Gli errori più frequenti
riguardano l'uso degli ausiliari dei verbi cosiddetti «servili», cioé
potere e dovere.
La regola è semplice: i "servili" prendono l'ausiliare del
verbo che servono.
> Con i verbi intransitivi prendono quindi l'ausiliare essere: «Io
non sono potuto venire», «Tu sei dovuto partire».
Assolvere è transitivo:
assolvere un dovere, non a un dovere. Tuttavia, se ha significato di
'portare a compimento' o 'adempiere' sono ammesse entrambe le forme.
Esempio: assolvere gli (o agli) obblighi di leva
Sfilare è transitivo se deriva
da filo (sfilare una collana), è intransitivo se deriva da fila (sfilata
militare). Nel primo caso, ausiliare avere (egli ha sfilato un bracciale),
nel secondo caso, essere (i bersaglieri sono sfilati).
AVVERBI
Affatto - Significa 'del tutto', 'per
intero', 'in assoluto'; quindi non può avere valore negativo (in questo
caso si deve dire 'nient'affatto'). Lo stesso vale per 'assolutamente'.
Insieme - Per indicare compagnia di
persona: insieme con. In senso di contemporaneità: assieme a (comprare
buste assieme a francobolli, ma meglio buste e francobolli).
Vicino - Come avverbio vuole la 'a'
(vicino a Milano); lo stesso vale per davanti, dietro. (È infatti
tramontata la forma carducciana, peraltro utilizzata anche nel titolo di
due poesie: 'Davanti San Guido' e 'Davanti una cattedrale'.)
Sotto, sopra, oltre, lungo - Non
vogliono la preposizione 'a' (esempi: sotto il ponte, oltre la strada).
BUROCRATESE
Il "burocratese" è come una
malattia contagiosa; cerchiamo quindi di attenerci a un linguaggio
semplice e di facile comprensione.
A titolo di suggerimento si
consiglia quindi di utilizzare:
attribuire e non ascrivere
deciso e non sancito
delibera e non deliberazione
dirigere e non direzionare
fare e non espletare
modifica e non modificazione
nome e non nominativo
orientare e non polarizzare
restare e non permanere
'questo e quello' e non 'detto', 'predetto' o 'suddetto'
sostenere e non supportare
vedere e non 'prendere visione'
CAPOVERSI
E' inaccettabile uno scritto
senza capoversi (paragrafature). Di norma va messo almeno un capoverso
ogni 7-8 righe di testo.
CHE
Non «Il giorno che arrivò», ma
«Il giorno in cui arrivò».
CITAZIONI
Non abusare di frasi o
espressioni latine. Nel caso, utilizzare quelle corrette.
Esempi: brevi manu, deo gratias, statu quo, vox populi, una tantum, ad
maiora, dulcis in fundo, currenti calamo, per aspera ad astra, deus ex
machina, cum grano salis, lupus in fabula, conditio sine qua non, do ut
des.
COMPOSTI DEL VERBO DIRE
Tutti i composti del verbo dire
(benedire, maledire, contraddire, disdire, predire, ridere) seguono la
coniugazione del verbo base: quindi benedicevo, maledicevo, benedicesti,
maledicesti e così via.
Fa eccezione la seconda persona dell'imperativo, che nel verbo dire è
dì, mentre nei composti è -dici.
Esempio: «Signore, benedici questa casa».
Evitare, quindi, 'benedivo' e 'maledivo', 'benedii' e 'maledii',
'benedisti' e 'maledisti' ecc.
CONCORDANZE
Il participio passato, se ha per
ausiliare avere, non si concorda col complemento oggetto («Ho preso due
libri»).
Se il complemento oggetto precede il verbo, si può invece concordare
(«I libri che ho preso, o che presi»).
Nei riflessivi apparenti il participio
passato concorda col soggetto («Mi sono lavato le mani»; «I medici si
sono riservati la prognosi»).
I verbi usati impersonalmente si
concordano col soggetto («Si corrono dei rischi»).
L'aggettivo riferito a due o più
sostantivi di diverso genere si concorda sempre al maschile («Il fianco e
la guancia sinistri»).
CONGIUNTIVO
Benchè non sembri riscuotere le
simpatie dei più, il congiuntivo è il modo verbale della possibilità,
della previsione, dell'incertezza, mentre l'indicativo è il modo della
realtà.
Esempi: non so se abbiate capito; mi dicono che è bravo; credo che
sia furbo.
Nota bene: 'sebbene' regge il congiuntivo, come gli avverbi
nonostante, malgrado, quantunque.
CORSIVO
Nei testi da comporre in
carattere tondo, si impiega il corsivo soltanto nei casi seguenti:
1) per la frasi, le terminologie giuridiche e i nomi scientifici «latini»
di animali e piante.
Esempi: habeas corpus, homo sapiens, Pinus pinaster, de iure
condendo
2) nelle note in parentesi seguite dalle indicazioni ndr e ndt (che
vanno, invece, in tondo)
3) nelle citazioni e nei testi normativi, là dove previsto
Esempio: articolo 1-bis
4) Nelle terminologie straniere, come Eurobond, thriller, merchant
bank
Nota bene: 'una tantum' e non 'una tantum', in quanto le
parole sono entrambe latine.
"D" EUFONICA
Si usa soltanto nell'incontro di
due vocali uguali. Esempi: Franco ed Enrico, ad Ancona.
Nell'incontro di vocali diverse, la "d" eufonica si omette
sempre. Unica eccezione: ad esempio
DECENNI
Si scrivono sempre in numeri: gli
anni 60 (e non: gli anni '60). E' però accettabile: gli anni Sessanta.
DERIVATI
Aereo, nei composti diventa aero
(quindi aeronautica, aeroporto).
Alcool (o alcol), invariato al plurale; con una sola 'o' nei derivati
(alcolico, alcolismo).
Deputata, come forma sostantivata del participio passato del verbo
deputare, può essere usata invece di deputatessa.
Esempio: la deputata Bindi (meglio, però: l'onorevole Bindi).
Presidente, forma sostantivata del participio presente di presiedere,
mantiene il maschile anche se riferito a donna. Idem per ministro e
architetto.
Esempi: il presidente (e non la presidentessa) della Camera; il
ministro Livia Turco.
Alla stessa stregua: avvocato e non avvocatessa; vigile e non
vigilessa; giudice e non giudichessa.
Famigliare, come sostantivo, familiare come aggettivo.
Obiettare, obiettivo, obiezione, una sola b. Con due b (obbiettivo)
nella terminologia fotografica.
'Qualcosa' concorda al maschile: qualcosa è avvenuto, un qualcosa.
San B.... San P....: nei derivati la n diventa m.
Esempi: sambenedettese, sampietrino.
Sopra, sovra, intra: per i composti di questi avverbi c'è il
raddoppio solo se la seconda parola comincia per consonante (soprattutto,
sopralluogo, soprattassa, sopravvissuto. Ma: sopravanzare, intravedere,
sopraelevare).
Tram: nei derivati la 'm' diventa 'n'. Quindi tranvia, tranviere,
autoferrotranviario.
DISCORSO DIRETTO
E' introdotto dai caporali e non
dagli apici. Comincia sempre con la maiuscola quando segue i due punti ed
è preceduto dai caporali.
Esempio: 'Castelli: «Cerchiamo di attenerci a questo manuale»'.
Comincia con la minuscola quando il virgolettato rientra nel discorso.
Esempio: 'Una tesi «che non sta in piedi», come polemicamente sostenuto
Lorenza Moz'.
Oppure quando non ci sono i caporali dopo i due punti. Esempio: 'Fabi:
siamo seri, per favore'.
Nota bene: l'interiezione
all'interno di un discorso diretto (dice Tizio) va usata dopo le prime
parole e non alla fine del periodo.
Esempio: «Esposti -afferma Zamboni- è un birichino».
DOVERE
In un contesto formale è più
corretto utilizzare devo o debbo, devono e debbono? Nessun problema, in
quanto le forme citate sono intercambiabili, anche se devo e devono sono
preferibili. Si ricorda, tuttavia, che il congiuntivo 'debba' ha ormai
preso il sopravvento su 'deva'.
ECCETERA
Eccetera (dal latino "et
cetera", cioè: e le altre cose), solitamente abbreviato in ecc.,
non va preceduto dalla virgola.
Nota bene: usare "eccetera" (o "ecc.") solo quando
le esigenze di stile lo rendano indispensabile.
ERRATA CORRIGE
E' una locuzione invariabile (pur
avendo significato plurale) e di genere maschile: quindi 'un errata
corrige'.
FORME IMPROPRIE
- Non si scrive «ambienti
qualificati fanno sapere», ma «in ambienti qualificati si fa sapere».
o L'occhio del ciclone è la regione centrale dell'anello dell'uragano
dove la pioggia cessa e il vento è moderato. Dire che una persona è
nell'occhio del ciclone significa, quindi, che si trova in una posizione
relativamente tranquilla. Basta dire, dunque: una persona è nei guai, in
difficoltà, al centro di uno scandalo ecc.
- Al limite: espressione abusata, presa dal linguaggio matematico.
Meglio: «al massimo», «come minimo» o più semplicemente «tutt'al più»,
«quanto meno».
- Si scrive componente della commissione, perché dicendo componente
la commissione sembrerebbe che ce ne sia uno solo.
- Comminare vuol dire «minacciare», non «infliggere». La legge
commina una pena che è inflitta (non comminata) dal giudice.
- 'De' non esiste come preposizione. Quindi non si può dire: 'de «I
Promessi sposi»', ma 'dei Promessi sposi' (senza caporali). Per analogia:
'nel' anziché 'ne il' (es.: nel Corriere) e 'al' anziché 'il' (es.: al
Corriere).
- «Secondo noi, secondo l'oratore» ecc. Ma non: «Secondo i casi».
In tale espressione si dice: «A seconda dei casi, a seconda delle
circostanze».
- Gas liquefatto (e non liquido, visto che è gas).
FRUTTA
Le forme maschili il frutto e i
frutti indicano i prodotti delle piante (o possono avere un senso
figurato.
Esempio: il frutto del proprio lavoro), mentre la forma femminile
collettiva la frutta si usa per indicare i frutti in generale.
Esempio: Le hanno regalato un bel cesto di frutta Con lo stesso valore
collettivo è accettato, al plurale, le frutta, ma non le frutte. I nomi
dei frutti sono quasi sempre femminili: la banana, la pesca, la noce, la
mela, l'arancia. Al frutto femminile corrisponde invece un nome d'albero
maschile: il banano, il pesco, il noce, il melo, l'arancio. Nei casi
seguenti sia il nome del frutto sia quello dell'albero sono maschili: il
cedro, il fico, il lampone, il limone, il bergamotto, il chinotto, il
mandarancio, il mandarino, il pompelmo. Da notare, infine, che i nomi dei
frutti esotici sono quasi sempre maschili: l'ananas, l'avocado, il cachi,
il kiwi, il mango, il mapo.
FUTURO
Va utilizzato sempre quando
un'azione è proiettata nel tempo.
Esempio: 'A fine mese scadrà...' e non 'a fine mese scade...'
GRATIS
L'avverbio 'gratis' significa,
come tutti sanno, 'gratuitamente' e deriva dal latino 'gratiis'. Tenere
presente che non va mai preceduto dalla preposizione 'a', perché sarebbe
come scrivere (o dire) "a gratuitamente".
LUOGHI COMUNI
Spesso si utilizzano frasi che
esprimono due volte lo stesso significato, oppure si usano due parole
quando ne basta una (in questo caso ci troviamodi fronte alle cosiddette
tautologie)
Qualche esempio da evitare:
«A norma delle leggi vigenti» (ovvio che le leggi sono quelle
vigenti)
«All'alba di ieri mattina» (ovvio che l'alba di ieri era di mattina)
E ancora:
destini futuri
pugno chiuso
entro e non oltre
concludere infine
proseguire poi
uscire fuori
requisiti richiesti
trovati reperti archeologici
protagonista principale
in estrema sintesi
previsioni future
unici esempi (si dice 'i soli esempi')
Malgrado significa 'a dispetto di', quindi «mio malgrado», ma non «malgrado
la nuova legge»
Nota bene:
Massa e Carrara: la Provincia è Massa e Carrara, ma i Comuni sono
due: Massa (con la frazione di Marina di Massa) e Carrara (con la frazione
di Marina di Carrara).
Il capoluogo della Calabria è Catanzaro (e non Reggio Calabria).
La nuova provincia di Verbano-Cusio-Ossola ha come capoluogo Verbania
(sigla VB).
MAIUSCOLE
I nomi propri, quelli che indicano «personalità»
e «unicità», si scrivono con la maiuscola: il Parlamento, se si intende
quello di Roma e non un qualunque parlamento. Così per Governo, Stato,
Fisco, Comune ecc.
- Per associazioni, enti o
imprese va in maiuscolo solo il primo nome (Associazione bresciana degli
industriali, Azienda autonoma delle strade ecc.)
- I punti cardinali vogliono la maiuscola quando indicano realtà
geopolitiche (il conflitto Nord-Sud) e non la direzione.
Esempio: dirigersi verso sud.
- La maiuscola va di rigore dopo i due punti e aperte le virgolette
(es.: il ragazzo risponde: «Sono qui») oltre che dopo il punto
interrogativo e i punti esclamativi (es.: Cosa è successo? Non lo so).
- Nei titoli di opere letterarie e d'arte in genere, se composti da più
parole, basta "maiuscolare" la prima («La traviata»; «Il
sentiero dei nidi di ragno»).
- Nei nomi di vie, piazze, luoghi di spettacolo: minuscolo il nome
comune, maiuscolo quello proprio. Esempi: via Lomazzo; via Nazionale;
teatro La Fenice ecc.
- Festività e ricorrenze vogliono la maiuscola.
Esempi: Natale, Pasqua, Quaresima, Kippur, Ramadam, Columbus Day.
Esempi di maiuscole e minuscole:
- Aaa cercasi.... (e non AAA cercasi....)
- Usa, Ecu, Eni, Snamprogetti, Aci, Acli...., ma ITT
- presidente della Repubblica, ma il Presidente
- ministro della Difesa, ministro dei Lavori pubblici, ministero delle
Finanze...
- Banca mondiale, Fondo monetario internazionale (Fmi)
- Camera di commercio (Cdc), Corte di cassazione (ma «in Cassazione»),
Corte dei conti, Corte costituzionale
- cassa integrazione guadagni (Cig oppure Cassa)
- Camera, Senato, Governo o Centro studi Confindustria (CsC)
- Lavori pubblici (Lp)
- Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo dei Congressi
- Consiglio dei ministri
- presidenza del Consiglio; presidenza della Repubblica
- decreto legge (Dl), disegno di legge (Ddl), proposta di legge (Pdl),
decreto legislativo (Dlgs)
- Ppi (Partito popolare italiano), Pds (Partito democratico della
sinistra)
- direzione Ppi, Pds
- Comune, Provincia, Regione (come enti amministrativi)
- provincia (come comprensorio geografico)
- Paese (per Stato)
- Dio: iniziale maiuscola per la divinità, altrimenti minuscola (il
dio della pioggia)
- consiglio di amministrazione (Cda)
- Commissione bilancio
- Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl)
- Codice civile, penale ecc.
- Federazione lavoratori metalmeccanici (Flm)
- Cgil, Cisl, Uil
- Ferrovie dello Stato (Fs)
- Partecipazioni statali (Ps)
- Gazzetta Ufficiale (G.U.)
- Testo Unico (Tu), Iva, Irpef, Ilor, Istat......
- Rai-Tv
- Rca (oppure: Rc auto)
- Società per azioni (Spa), BTp, CcT, BoT, BTe, BTb
- Unione italiana vini (Uiv)
- Unità sanitaria locale (Usl)
- Associazione bancaria italiana (Abi)
Nota bene: quando si parla di Borse valori, la B è sempre maiuscola.
MASCHILE O FEMMINILE?
Città come Milano, Palermo,
Torino, Catanzaro, Bergamo, Urbino, Taranto sono maschili o femminili? In
passato i nomi di città con desinenza in -o erano considerati maschili;
oggi, invece, tutti i nomi di città vengono considerati femminili. Quindi
si dice: la bella Torino, la mia Milano, la Palermo normanna,
sottintendendo sempre il nome città. In questo modo si evitano anche
confusioni con le relative squadre di calcio (il Torino, il Catanzaro, il
Palermo ecc.)
MINISTERI
Ministero dell'Interno e non
ministero degli Interni. Per analogia: ministro dell'Interno e non
ministro degli Interni. Nota Bene: per tutti i ministeri va maiuscola la
prima lettera (Es.: ministero della Funzione pubblica), eccezion fatta per
il ministero di Grazia e Giustizia
NEGAZIONI
Le doppie negazioni si elidono.
Esempio: non ho alcun rimborso (e non: non ho nessun rimborso).
NOMI E COGNOMI
La prima volta che in un pezzo si
cita una persona, anche notissima, indicarne sempre la carica e il nome di
battesimo (il presidente della Fiat, Cesare Romiti). Ricordasi, inoltre,
che il nome va sempre prima del cognome.
NOMI COMPOSTI
Vicepresidente, e non
vice-presidente; vicedirettore, e non vice-direttore. Allo stesso modo
maxijoint, e non maxi-joint; superindice e non super-indice. Nel caso, però,
di scontro di due vocali uguali usare il trattino. Quindi: maxi-intesa o
mega-accordo.
NOMI STRANIERI
Se c'è una grafia ormai
consacrata dall'uso, va seguita. Esempio: Gorbaciov, Gheddafi. o Se si
tratta di un nome geografico (e in mancanza di una grafia italiana ormai
consolidata) va seguito il Calendario Atlante De Agostini. Se c'è una
trascrizione "ufficiale" in caratteri latini nel Paese d'origine
la si segue (è il caso più comune: comprende infatti la Cina, il
Giappone, l'India e Paesi vicini, Israele, la Grecia, e anche alcuni Paesi
arabi che trascrivono o seguono la pronuncia francese, come Tunisia,
Algeria, Marocco, Libano e Siria, o quella inglese, come Egitto, Paesi del
Golfo ecc.).
Nota bene: Tokio(e non Tokyo); Seul (e non Seoul ); Irak (e non Iraq);
Thailandia (e non Tailandia ); Giakarta (e non Jakarta); Malaysia (e non
Malesia). Inoltre, se esiste, si usa la forma italiana: quindi Belgrado (e
non Beograd), Fiume (e non Rjieka), Capodistria (e non Koper).
NUMERI
Fino a dieci, compreso, si
scrivono sempre in lettere, tranne che per le date e le indicazioni di ore
e simili. Esempi: prima delle 6 del 2 gennaio; sei ore prima....
- Si scrivono in lettere cento, mille, mila, milioni e miliardi.
Esempio: seimila, ma, nei titoli, anche 6mila per ragioni di spazio.
Nota bene: il mila va attaccato al numero; milione e miliardo no.
- Nei numeri con quattro o più cifre, inserire il punto relativo alle
migliaia (1.320; 21.418). Nei numeri relativi agli anni, il punto non va
invece messo (1997, 1470).
- Nell'enumerare in un testo più argomenti non si scriva 1) 2) 3) ma
1. 2. 3. seguiti dalla maiuscola, concludendo il testo dei singoli
paragrafi con punto e virgola. Utilizzare 1. 2. 3., e non 1) 2) 3), anche
nei capoversi. Se graficamente interessante, utilizzare il negativo.
- I numeri che fanno parte dei nomi si scrivono in lettere romane
(es.: Giovanni Paolo II).
Regole particolari:
- si scrivono sempre in lettere i
numeri all'inizio del periodo.
Esempio: Ventisette chili di dinamite sono stati trovati.....
- si scrivono in lettere, per ragioni stilistiche, i numeri che hanno
un valore aritmetico attenuato.
Esempi: La vita è bella a vent'anni; non metterà giudizio neanche a
sessant'anni.
Nota bene: nei testi normativi, quando non si tratti di citazioni o
riproduzioni integrali, usare il «comma 4» e non il «comma quattro».
è accettabile il «4· comma», o, meglio, il «quarto comma».
- Nei numeri telefonici, per evitare le più bizzarre versioni, i
prefissi vanno divisi dai numeri veri e propri da un trattino breve senza
spazi. Il numero telefonico non prevede, infatti, puntini.
Esempi: 0541-362876 oppure 0041-91-826355
ORDINALI
Si scrivono in cifre o in lettere
seguendo le regole dei numeri o aggiungendo il segno tipografico ordinale,
a seconda dei casi, maschile o femminile. (vedi anche "Segni
diacritici").
Esempi: il terzo battaglione, il decimo invitato, il 23° stormo.
Regola particolare: si scrivono
sempre in lettere romane gli ordinali che sono parte di un nome proprio o
di un nome di regnante.
Esempi: La nave Laura III, Giovanni Paolo II.
Nota bene : i numeri in lettere romane non vogliono mai il segno
tipografico ordinale '°'. Quindi II e non II°.
PAROLE ITALIANE
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Corrette
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Sbagliate
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accelerare
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accellerare
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appropriato
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appropiato
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avallo
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avvallo
|
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birichino
|
biricchino
|
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Caltanissetta
|
Caltanisetta
|
|
colluttazione
|
collutazione
|
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coscienza
|
coscenza
|
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cui
|
a cui
|
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d'accordo
|
daccordo
|
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dopodomani
|
dopo domani
|
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eccezionale
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eccezzionale
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essiccare
|
essicare
|
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esterrefatto
|
esterefatto
|
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estortivo
|
estorsivo
|
|
ingegnere
|
ingegniere
|
|
Machiavelli
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Macchiavelli
|
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Mississippi
|
Missisipi
|
|
meteorologia
|
metereologia
|
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nullaosta
|
nulla
|
|
ossequente
|
ossequiente
|
|
peronospora
|
peronospera
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pessimista
|
pessimistico (aggettivo)
|
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pressoché
|
pressocché
|
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scienza
|
scenza
|
|
sinora
|
sin'ora
|
|
tuttora
|
tutt'ora
|
|
scorrazzare
|
scorazzare
|
|
tutt'e due
|
tuttedue
|
|
egli fa, sta, va
|
egli
fà, stà, và
|
|
lassù
|
lassu
|
|
un buon amico
|
un buon'amico
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che essi vadano
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che essi vadino
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......vengano
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......venghino
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che egli desse
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che egli dasse
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......stesse
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......stasse
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non oso dire
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non mi oso di dire
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vorrei che tu venissi
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vorrei che tu venga
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inerente
al...
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inerente il...
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qui, qua
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quì, quà
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redigere
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redarre
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un murale
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un murales
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un silo
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un silos
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un vigilante
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un vigilantes
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all'atto pratico
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al lato pratico
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Corrette
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Preferite
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all'erta
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allerta
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cosidetto
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cosiddetto
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cosifatto
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cosiffatto
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caso mai
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casomai
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ciò nonostante
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ciononostante
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efficenza
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efficienza
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sopratutto
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soprattutto
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sufficenza
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sufficienza
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the
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tè
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tutt'al più
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tuttalpiù
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zabaglione
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zabaione
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Nota bene: l'uso del femminile
per indicare le cariche elettive del Senato è stato riconosciuto
dall'ufficio di presidenza di Palazzo Madama. Negli atti parlamentari si
dirà quindi «senatrice», «relatrice», ma non presidentessa che,
secondo i linguisti, può avere intonazione scherzosa (vedere anche sotto
"Derivati").
PAROLE STRANIERE
- bike e non byke (es.: mountain
bike);
- cashmere (ma anche 'cachemire' o 'kashmir');
- comfort (inglese) e non 'confort' (francese);
- crack e non crac;
- cuscus e non couscous;
- débâcle;
- ex aequo e non ex equo;
- forfait e non forfeit (ma 'forfettizzare');
- gol (italianizzato) e non goal;
- harakiri e non karakiri;
- hascisc e non hashish;
- un'impasse (femminile);
- legitima suspicione (una sola t perché è latino) per legittimo
sospetto;
- ok e non o.k.;
- playboy (tutta una parola);
- pullman e non pulman;
- selz (grafia italiana derivante dal francese seltz, dall'inglese
seltzer e dal tedesco selter);
- shock e non choc;
- silhouette (con la h);
- Sos e non s.o.s.;
- suspense e non suspence o suspance;
- travellers' chèque e non traveller's chèque;
- valzer e non walzer.
Nota bene: le banche svizzere
hanno un nome ufficiale italiano dal momento che in Svizzera (e non
Isvizzera, come si scriveva una volta) l'Italiano è lingua nazionale.
Quindi: Credito svizzero e non Crédit Suisse.
PASSATO REMOTO
Aprire, coprire, offrire,
riaprire, ricoprire, riscoprire, scoprire hanno due forme di passato
remoto: apersi e aprii, copersi e coprii, offersi e offrii, riapersi e
riaprii, ricopersi e ricoprii, riscopersi e riscoprii, scopersi e scoprii.
Sono corrette entrambe.
PERCENTUALI
Si scrive sempre il numero in
cifre, seguito (senza spazio) dal segno percentuale. Unica eccezione:
quando il numero è immediatamente seguito dal punto che conclude la
frase. In questo caso si userà infatti l'espressione «per cento» per
esteso.
Esempi: il 7% delle...; la Borsa ha guadagnato il 2,1 per cento. Ma:
le Fiat hanno guadagnato mille lire (+3%) Eresia matematica: gli interessi
allo 0% (zero per cento). Se è zero, è zero per dieci, per cento, per
mille; quindi 'interessi zero' e basta.
PLURALE
dei nomi terminanti in
-cia, -gia, -logo
I nomi terminanti in -cia e -gia
con la i muta formano il plurale in ce e ge se la c e la g sono precedute
da consonante (province, mance, denunce, guance, strisce, angosce ecc.),
in cie e gie se c e g sono precedute da una vocale (valigie, ciliege,
acacie, camicie ecc.).
I nomi terminanti in -logo al plurale terminano in -logi (psicologi,
sociologi, astrologi, archeologi ecc.) se si riferiscono a persone; in -
ghi se si riferiscono a cose (cataloghi, monologhi, dialoghi, prologhi).
Alcuni nomi terminanti in -co e in -go possono avere un doppio
plurale.
Esempi: manico (manici, ma anche manichi), chirurgo (chirurghi, ma
anche chirurgi)
dei nomi irregolari
Arbitrio: plurale con due i
(arbitrii).
Inoltre: odio - odii; olio - olii; presidio - presidii; principio -
principii
Ma: notaio - notai; esempio - esempi
Assise: è sempre plurale. L'articolo 'le' non si elide: quindi non si
può scrivere 'l'assise', 'dell'assise', 'all'assise' ecc.; ma 'le assise',
'delle assise', 'alle assise' ecc.
Carcere: maschile al singolare, femminile al plurale: il carcere, le
carceri
Fila: le file. Mentre le fila (come i fili) è plurale di filo
Marrone: gli aggettivi che indicano colori derivanti da sostantivi
(marrone, pisello rosa, viola, arancio ecc.) sono invariabili al plurale:
scarpe marrone, calze arancio o arancione.
dei nomi composti
- Il plurale dei nomi composti
con capo- se si riferiscono a persona che predomina o che presiede a un
lavoro, si forma modificando la desinenza della parola -capo e lasciando
invariata l'altra (capibanda, capiclasse, capiredattore, capiufficio).
Ma con alcune eccezioni: capocomici, capocontabili, capocuochi (o
capicuochi), capomastri (o capimastri).
Se la parola capo indica posizione di preminenza o di inizio di
qualcosa, il plurale si forma modificando soltanto la desinenza della
seconda parola (capodanni, capogiri, capolavori, capostipiti, capoversi).
Per caposaldo e capoluogo sono accettate entrambe le forme: quindi
caposaldi o capisaldi, capoluoghi o capiluoghi.
Se il composto è di genere femminile, e la parola capo si riferisce a
una donna, che è a capo di qualcosa, il plurale non cambia (le
capofamiglia, le caposala, le caposquadra, le capoturno, le capoufficio).
Fanno eccezione le... caporedattrici, le capocroniste e le capocuoche.
- I nomi composti con la parola
alto- e basso- ammettono due forme di plurale.
Esempi: gli altoforni o gli altiforni; gli altopiani o gli altipiani;
i bassofindi o i bassifondi.
La stessa possibilità è prevista anche per le altre parole comuni.
Esempi: il camposanto, pl. i camposanti o i campisanti; il pellerossa,
pl. i pellirosse o i pellirossa; il pescecane, pl. i pescecani o i
pescicani; la roccaforte, pl. le roccaforti o le roccheforti; il pomodoro,
pl. i pomodori, ma anche i pomidoro o i pomidori.
dei nomi stranieri
- I nomi comuni entrati nell'uso
italiano non mutano al plurale: gli sport, gli stock, i referendum, tre
cow-boy, i manager, i bar, 20 peseta.....
- Se invece non si tratta di nomi
comuni, si seguono le regole della grafia originale, ma vanno riportati
tra virgolette (vedi anche sotto "Corsivo").
Nota bene: i nomi stranieri che sono entrati nell'italiano solo nella
forma plurale restano invariabili al plurale.
Esempi: I peones di Montecitorio, i compradores della vecchia Cina, i
conquistadores del Perù, gli ulema d'Egitto.
La parola latina curriculum al plurale, peraltro poco usata, diventa
curricula.
PREPOSIZIONI
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Costrutti sconsigliati
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Costrutti consigliati
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biglietto di visita
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da visita
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duello alla pistola
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con la pistola
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commerciante in pellame
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di pellame
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portale in bronzo
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di bronzo
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vestito in seta
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di seta
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giubbetto in pelle
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di pelle
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figlio a Giovanni
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di Giovanni
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una donna a nome Maria
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di nome Maria
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vestire alla moda
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secondo la moda
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a mano a mano
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mano a mano
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a iniziativa
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per iniziativa
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a nome di
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in nome di
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insieme a qualcuno
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insieme con qualcuno
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a mezzo posta
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per (mezzo della) posta
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in presenza del sindaco
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alla presenza del sindaco
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scrivere alla lavagna
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sulla lavagna
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persistere a negare
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nel negare
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non giungere in tempo
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a tempo
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composto da
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composto di
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trattenersi da qualcuno
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presso qualcuno
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promosso a capoclasse
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promosso capoclasse
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interessarsi a qualcosa
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interessarsi di qualcosa
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PROCLITICHE
Alcuni monosillabi, latini, si
scrivono solo appoggiati (proclitici) alla parola seguente, ma senza
trattino d'unione (es.: ex ministro, ex aequo, ex libris, pro capite, pro
loco).
Altri invece, derivati da una lingua straniera, ne seguono le regole e
in genere vogliono il trattino (es.: off-limits, week-end, check-up).
PUNTEGGIATURA
Fra le norme grammaticali, quelle che
riguardano la punteggiatura sono le meno rigide. Spesso la scelta dipende
dal gusto individuale, dalla sensibilità e dall'intenzione espressiva. In
ogni caso:
- La virgola non si deve usare
fra soggetto e predicato; fra predicato e complemento oggetto; davanti
alla "e" o alla "o"; prima di quasi tutti i
complementi introdotti dalle varie preposizioni ( di, a, da, in, con, su,
per, tra, fra ). É invece obbligatoria davanti a ma, però, tuttavia e
anzi . Le virgole sono inoltre facoltative negli incisi infatti, di fatto,
in effetti. In questi casi occorre tenere presente che se se ne mette una
bisogna mettere anche l'altra.
Esempio: la donna, infatti, non si era accorta che......
- Il punto e virgola spezza frasi troppo lunghe senza interrompere il
filo del periodo. è consentito però cambiare il soggetto della frase.
Inoltre il punto e virgola è usato nelle enumerazioni e negli elenchi,
quando i singoli elementi sono accompagnati da un'apposizione o da
un'espansione più o meno lunga.
Esempio: «Nel buio, l'uomo scorse un bambino, alto e robusto per la
sua età; una donna vestita malamente di stracci; una ragazzina che poteva
avere sì e no quindici anni».
- Il punto va usato frequentemente (le frasi brevi sono più
leggibili). Il punto non va mai usato nei simboli, e precisamente: nella
chimica: ZN (zinco), H2O (acqua); nelle sigle delle province: MI (Milano),
NA (Napoli); nei simboli che indicano le grandezze fisiche: m (metro), l
(litro), Km (chilometro).
- Il punto esclamativo è quasi sempre da evitare.
- Dopo il punto interrogativo e quello esclamativo non occorre altro
segno di punteggiatura.
Nota bene: a conclusione di un periodo virgolettato, il punto va fuori
dalle virgolette (e non viceversa).
REGIONI
Emilia-Romagna, Friuli-Venezia
Giulia e Trentino-Alto Adige vano unite con un trattino corto senza spazi.
Nota bene: la regione del Friuli-Venezia Giulia comprende il Friuli
(dove si parla friulano) e la parte rimasta all'Italia in seguito alla
seconda guerra mondiale della Venezia Giulia (dove si parla il dialetto
veneto). Il capoluogo del Friuli-Venezia Giulia è Trieste (che, con
Gorizia, Monfalcone e Grado, si trova appunto in Venezia Giulia).
SECOLI
Si scrivono sempre in lettere,
come i millenni, con iniziale maiuscola.
Esempio: Il Trecento, il Seicento, nell'anno Mille, nel Duemila.
SOCIETÀ
CartaSi (senza accento sulla i e
con la S maiuscola).
DuPont (parola unica con la P maiuscola). Va invece divisa nel caso la
società venga scritta per esteso.
Esempio: Du Pont de Nemours italiana.
Si prega, inoltre, di prestare attenzione quando si cita il Teflon,
essendo un marchio registrato della DuPont. La definizione generica è
infatti Ptfe (Politetrafluoroetilene). Analogamente, l'Algoflon è il
marchio registrato del Ptfe della Montedison, l'Hostaflon quello del Ptfe
della Hoechst, il Fluon quello della Ici e il Polyflon quello della Daikin.
SPAZI
Non inserire alcuno
spazio:
all'inizio dei paragrafi; tra un segno
di punteggiatura (. , : ; ! ?) e la parola che lo precede; tra l'apertura
della parentesi e la parola che segue e tra la chiusura di una parentesi e
la parola che precede; tra l'apertura di vorgolette e la parola che segue
e tra la chiusura delle virgolette e la parola che precede; dopo
l'apostrofo; fra le lettere delle sigle (vedi anche sotto «Firme e sigle»).
Inserire un solo
spazio:
dopo ogni segno di punteggiatura;
tra l'apertura di una parentesi e la parola precedente e tra la chiusura
di una parentesi e la parola che segue; tra l'apertura delle virgolette e
la parola precedente e fra la chiusura delle virgolette e la parola che
segue; subito prima e subito dopo i trattini usati nelle frasi
incidentali; fra il punto di pag. e il numero della pagina (Esempio: a
pag. 3; alle pagg. 20 e 21). La e commerciale (&) va preceduta e
seguita da uno spazio bianco.
SUGGERIMENTI
'mucca' e non
'vacca';
'invalido', 'disabile' o 'portatore di handicap' e non 'handicappato'
o, peggio, 'andicappato'.
Cosa pensa del decreto? 'Cosa' è un
nome comune. Meglio, quindi: Che cosa pensa del decreto? Oppure: Che pensa
del decreto?
«Bisogna decidere se agire o meno»:
il 'se' contiene già il dubbio fra il sì e il no. Quindi limitarsi alla
forma: «Bisogna decidere se agire».
TRATTINI
All'inizio di un articolo (dopo
la città) va il trattino lungo. Trattini lunghi anche negli incisi, che
possono essere seguiti da un segno di punteggiatura.
Esempio: Ciravegna sbuffava e gli succede spesso, ma anche Mariani non
gli era da meno. Il trattino corto va fra parole congiunte senza spazi.
Esempi: l'interscambio italo-francese; articolo 2-bis.
UNITA' DI MISURA
Unità di potenza: W (watt), kW
(1.000 watt).
Unità di energia: Wh (watt-ora), kWh (1.000 Wh).
Le altre unità di misura: m, km, g, kg, q, t, m2 , m3 , ecc.
Nota bene: quando è possibile, è meglio scrivere per esteso le
parole che indicano misure. Quindi: chilogrammi, chilometri, tonnellate,
metri quadrati ecc.
UNIONE EUROPEA
La Comunità economica europea è
denominata, dal 1° novembre 1993, Comunità europea. La sigla adottata è
Ue. L'ex 'Consiglio dei ministri Cee' è ora denominato 'Consiglio
dell'unione europea' (quindi, 'Consiglio Ue'). Per gli atti giuridici, la
denominazione "Commissione delle Comunità europee", unica
giuridicamente corretta, viene mantenuta, in quanto il trattato
sull'Unione europea non ha modificato l'articolo 9 relativo
all'istituzione, appunto, della Commissione delle Comunità europee. Le
altre istituzioni sono denominate: Parlamento europeo Corte di giustizia
europea.
Nota bene: la presidenza del
Consiglio dell'Unione europea o la Commissione europea rappresentano
l'Unione europea conformemente alle rispettive competenze. Inoltre le
direttive emanate prima del novembre 1993 restano "direttive Cee"
mentre quelle emanate successivamente sono "direttive Ue".
A proposito: euro, essendo una moneta (sia pure ancora virtuale), va
scritto con la e minuscola.
VIRGOLETTE ALTE (apici) "
"
Si usano limitatamente ai seguenti
casi:
1) Quando si riportano parole
straniere o dialettali non entrate nell'uso corrente.
Esempio: Nelle elezioni americane il sistema "gerrymander".
2) Per riportare un discorso diretto all'interno di un altro discorso
diretto.
Esempio: Diceva: «Lui allora mi domandò "Dove sei stato?"
e io...»
3) Quando si riportano titoli di articoli di giornale o simili.
Esempio: In riferimento ad "Attenti a quei tre" pubblicato
sul «Financial Times».
VIRGOLETTE BASSE (caporali) « »
Si usano per il discorso diretto
e quando si riportano frasi e parole testuali.
Esempi: «Questa legge va cambiata», ha detto il ministro. Secondo il
ministro «questa legge va cambiata» Da cambiare, ha detto il ministro,
c'è «questa legge». o Si usano anche per le testate di giornali e
riviste.
Nota Bene: se due o più capoversi risultano virgolettati
consecutivamente, i caporali non si chiudono alla fine del periodo che va
a capo, ma in ogni caso si devono riaprire all'inizio del successivo.
Esempio: «Me la sono sempre presa perché i colleghi non rispettavano
questo manualetto. Ma forse non ne valeva la pena.
«D'ora in poi vedrò quindi di bere una camomilla per non arrabbiarmi
più di tanto. Anche se non posso garantire a priori l'effetto calmante».
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